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«Una campagna per mostrare che Venezia è aperta e attiva»

Fonte: Il Gazzettino del 03-03-2020

«Grazie al sindaco imprenditore che ci ha riuniti, la politica avrebbe annacquato il problema. Però in questa sala avrei tanto voluto aver visto anche le banche: ho associati che non ce la fanno più a pagare affitti, dipendenti, mutui, bollette» ha esordito Roberto Magliocco, presidente dell’Ascom, l’associazione dei commercianti veneziani parlando ad una sala piena di rappresentanti delle categorie economiche e sociali riunite dal sindaco della Città Metropolitana Luigi Brugnaro ieri mattina all’auditorium della Città Metropolitana a Mestre.

CHILOMETRO ZERO

È stata l’occasione per confrontarsi, un po’ per raccontarsi le proprie disgrazie ma subito dopo per ricordare che tutti, imprenditori e lavoratori, in questo territorio sono abituati a lavorare duro per crescere e per superare i momenti di difficoltà. Per questo Magliocco ha proposto di sostenere i prodotti a Km zero, «non solo frutta, verdura, carne, ma pure abbigliamento». Prima di tutti era intervenuto il presidente di Confindustria Venezia Rovigo, Vincenzo Marinese, che ha descritto un calo del 30% nel settore manifatturiero e ha detto che da questa crisi bisogna trarre un insegnamento: «Il modello della globalizzazione è troppo vulnerabile. Questo Governo ha sbagliato nell’affrontare l’emergenza ma non è tempo di polemiche, dobbiamo invece fare tutti assieme un piano industriale del nostro territorio che serva all’intero Paese, e anche un piano social per comunicare al mondo che siamo vivi». Al Km zero ha accennato pure Andrea Colla, presidente di Coldiretti provinciale, perché «le nostre aziende dipendono molto dai flussi turistici dato che riforniamo gli alberghi». La richiesta degli agricoltori è per una reciprocità di mercato e di controlli, perché in Italia le produzioni sono controllate dal punto di vista sanitario e questo costa di più, mentre altri Paesi che non lo fanno diventano più competitivi. Se poi da quei Paesi arrivano virus o flagelli come la cimice asiatica che distrugge i frutteti, la situazione certo non migliora. Pure i tabaccai, «che sono ormai uffici comunali e anche banche, sono in crisi: molti nostri associati sono in ginocchio. In centro storico hanno chiuso 5 tabaccai nella zona di San Marco e altri in quella realtina, anche perché gli affitti sono troppo altri» ha detto Maria Lina Bonaldo, presidente Fita veneziana. E i turisti che fine hanno fatto? La Fiaip, federazione agenti immobiliari, registra un 35% di disdette per la stagione estiva, «e sono di turisti che in passato avevano abbandonato zone che non ritenevano sicure» ha spiegato il presidente Roberto Loschi che chiede al Comune di farsi tramite per ottenere dal Governo l’esenzione non dal pagamento delle imposte «ma dal pagamento delle eventuali sanzioni che colpiscono i nostri iscritti se sbagliano le previsioni sull’occupazione degli immobili». E adesso per sbagliare le previsioni ci vuole davvero niente. Per ora la crisi c’è, è palpabile ma tutto sommato è ancora abbastanza contenuta, almeno dal punto di vista dell’osservatorio principe che è il porto dove le crisi arrivano sempre in anticipo di almeno un mese sul resto dell’economia: «Vediamo come sarà la seconda ondata tra un paio di mesi, intanto ci stiamo preparando per parare l’urto» ha detto Alessandro Santi, presidente Assoagenti raccomandandosi che il sindaco spieghi ai ministri che, in questo momento, spostare le navi da crociera in giro per Marghera sarebbe deleterio.

CAMPAGNA INFORMATIVA

D’accordo con Brugnaro, per organizzare una campagna informativa mondiale che mostri Venezia aperta e attiva, si sono detti Rizzi di Legacoop, Colecchia e Croce delle Guide turistiche: «Il calendario delle visite ora è vuoto e, come liberi professionisti non abbiamo ammortizzatori sociali – ha raccontato Croce secondo il quale la categoria può essere d’aiuto per la campagna informativa «grazie ai nostri contatti internazionali». Campagna più che mai necessaria «anche perché molti turisti stanno lontani dall’Italia non tanto per paura ma perché, al ritorno in Patria, dovrebbero mettersi in quarantena». È inutile definire Venezia zona gialla «quando in realtà, dal punto di vista economico, siamo in piena zona rossa con molte imprese al collasso» ha aggiunto Noemi Simonini, direttore Confcommercio. Ugo Agiollo, segretario Cgil, anche per Cisl e Uil, ha ricordato che in difficoltà sono pure i lavoratori lasciati a casa: «Perciò è necessario estendere la Cassa integrazione a tutti, anche a chi non ha ammortizzatori sociali», tipo le imprese con meno di cinque dipendenti ha incalzato Sartor di Confprofesioni. L’ultimo appello al sindaco è venuto da Enrico Vettore di Confartigianato Venezia: «Due artigiani su tre a Venezia lavorano in immobili non di proprietà, e gli affitti sono altissimi. Chiediamo un tavolo tra le categorie e i proprietari delle strutture per arrivare a una riduzione calmierata, almeno temporaneamente, dei canoni». Al Governo, invece, si è rivolta l’Ava, l’associazione veneziana degli albergatori che ha chiesto una serie di provvedimenti per permettere alle aziende di sopravvivere: «L’estensione a Venezia dei decreti dei emergenza coronavirus, con il finanziamento della Cassa integrazione, accesso al fondo di integrazione salariale per i dipendenti a tempo determinato, la moratoria su mutui e canoni e sulle utenze energetiche, la sospensione dei versamenti di imposte dirette e indirette, e inoltre la sospensione della tassa di soggiorno» ha detto il direttore Claudio Scarpa: «L’occupazione in questi giorni è dello 0-10%. Moltissimi hotel sono totalmente vuoti, alcuni hanno qualche stanza occupata, ma poche. Sono una decina per ora quelli che hanno fatto le pratiche.

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