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Venezia, hotel con una sola stanza occupata: è crisi nera

Fonte: Il Gazzettino del 05-03-2020

Non c’è pace per il settore alberghiero di Venezia. Dopo l’acqua alta del novembre scorso, la Caporetto, come l’ha definita l’Ava (Associazione Veneziana Albergatori), non finisce. Dal drammatico 12 novembre scorso, quando Venezia ha dovuto fronteggiare l’acqua granda, ad oggi il solo settore alberghiero avrebbe visto svanire nel nulla 500 milioni di euro (stima il direttore dell’Ava Claudio Scarpa). Se invece si parla di turismo, la cifra potrebbe anche raddoppiare.  Analizzando invece l’impatto economico diretto sui lavoratori, spiega il vicedirettore Daniele Minotto, la situazione non è affatto rosea: «Solo oggi (ieri, ndr) ho visto 24 aziende che chiedevano informazioni sulle richieste per gli ammortizzatori sociali, ma ancora non c’è il provvedimento per le realtà sotto ai cinque dipendenti. Pensiamo che dalla settimana prossima partiranno circa 1500 richieste di supporto all’Inps, su un totale di circa 8mila lavoratori diretti nel settore».  Un valore che quindi prescinde dall’economia indotta dal settore alberghiero, stimata in 30 mila persone, quindi escludendo servizi come lavanderia, il sistema turismo o il bar che lavora grazie all’hotel: «Ad esempio il bar a Mestre che lavora soprattutto grazie al vicino albergo è fermo», continua Minotto. Ma al peggio non c’è mai fine: «Se le cose proseguiranno così – prosegue il vicedirettore – si rischia di arrivare a 4 mila persone, cioè la metà del lavoratori, nell’arco di un mese. A meno che non ci siano provvedimenti forti». E questo porterà alla richiesta di aiuto, conclude Minotto: «Si farà ricorso al fondo di integrazione, cioè una sorta di cassa integrazione, che prevede un assegno pari all’80% dello stipendio, poi, speriamo di non arrivarci, c’è l’assegno di solidarietà, che può arrivare fino a 26 settimane, che è l’anticamera del licenziamento».

Numeri da capogiro, che danno la misura di quanto la crisi stia mordendo con ferocia una città inerme di fronte ad una serie di coincidenze che non lasciano respiro. E il risultato sono chiusure temporanee e cassa integrazione «a nastro», come afferma Scarpa. Però l’ottimismo non manca: «Dopo la Caporetto avremo sicuramente un nostro Piave, credo che questo sia il momento più nero dalla seconda guerra mondiale, c’è un tasso di presenze tra lo zero e il 10%, grandi hotel hanno anche una sola stanza occupata e ad oggi sono 18 gli hotel che hanno chiuso temporaneamente. Solo tre sono avvenute nella giornata odierna (ieri, ndr)». Per far fronte all’emergenza è stato aperto uno sportello a sostegno delle aziende: «Si chiama Emergenza coronavirus- spiega il direttore – e aiuta gli albergatori nella consulenza su cassa integrazione, disdette, sicurezza e ambiente, ma anche sul credito, perché gli hotel esposti si trovano in difficoltà».  L’auspicio è che ci sia un cambio di comunicazione sulla città, che oggi offre estremo lusso ai (pochi) ospiti: «L’altro giorno ho viaggiato su una specie di taxi privato, il vaporetto Actv, ma anche su un aereo quasi privato, dato che eravamo in dieci. Non so finché si potrà reggere così». Da ultimo, Scarpa spiega il motivo del suo ottimismo: «Ho parlato con Baretta (Pierpaolo, sottosegretario all’Economia, ndr), l’ho visto molto attento, credo che il Governo proceda per passi, ma farà qualcosa, siamo fiduciosi». 

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