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Venezia mantiene il primato sulle multe Superata quota 3mila sanzioni in un mese

Fonte: Il Gazzettino del 03-04-2020

Venezia continua a essere la prima provincia del Veneto per multe ai trasgressori alle norme anti-covid. Prima, in particolare, a superare la soglia delle 3mila sanzioni amministrative, quelle per intendersi, partite esattamente il 25 marzo con la decisione del governo di depenalizzare la violazione dell’articolo 650 del codice penale che, dal 10 al 25 marzo, aveva portato nell’area metropolitana lagunare la bellezza di 1.180 denunce. Il dato arriva dal ministero dell’Interno ed è aggiornato al 28 aprile. In poco più di un mese, quindi, le multe (da un minimo di 400 a un massimo di 3mila euro) sono state 3.312. Mediamente, quindi, 100 al giorno. Numeri che derivano certamente anche dall’alta frequenza di controlli (verifiche su 96mila, solo Verona ne ha fatte di più con 108mila). A questi numeri si aggiungono appunto le denunce, che portano il totale delle sanzioni a 4.492, più 49 denunciati per false dichiarazioni o false attestazioni (chi, cioè, ha cercato di fare il furbo con una autocertificazione non proprio veritiera), 19 pizzicati in giro nonostante fossero in quarantena obbligatoria perché positivi al virus e 145 indagati anche per altri reati complementari. 

CAFFÈ AMARO

Tra le sanzioni più significative degli ultimi giorni, quella contestata a un residente del Padovano (Cittadella) sorpreso venerdì scorso dalla polizia locale a Jesolo nel tratto di lungomare vicino a piazza Mazzini. Poco prima l’uomo, aveva preso un caffè per asporto da un chiosco (pochissimi quelli che hanno deciso di aprire), bevendolo a poca distanza dall’esercizio. Inevitabile la multa: 386 euro. Gli agenti hanno accertato che l’uomo proveniva da fuori provincia, senza che sussistessero i motivi di lavoro, stato di necessità e sanitari. «E già questo comporterebbe una sanzione ha detto il comandante della Polizia locale, Claudio Vanin -. Poi ha preso per asporto un caffè e l’ha consumato nelle immediate adiacenze del chiosco, nonostante il titolare si fosse raccomandato che non lo facesse». Controlli serrati anche nelle strade di accesso al litorale, gli agenti verificheranno anche le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza per valutare la presenza dei proprietari delle seconde case.

IL SEQUESTRO

Continuano intanto i sequestri di mascherine non certificate: la guardia di Finanza di Portogruaro ne ha requisite altre 51mila. A farne le spese un commerciante cinese che ha un negozio di telefonia a Mestre: l’uomo si era fatto inviare i dispositivi da un collega in patria per poi rivenderle in Italia. Alle 3 del mattino, però, i militari delle fiamme gialle hanno intercettato il tir che le trasportava lungo la Statale 14 a Fossalta di Portogruaro. Nella rete è finito un autotrasportatore ungherese che con il camion era uscito allo svincolo di Latisana della A4, rimasta chiusa per i lavori della terzia corsia. L’attenzione dei militari si è concentrata subito su uno dei pallet, accompagnato da una certificazione europea con una lettera emessa da una ditta polacca del tutto generica. All’interno, 1.020 confezioni da 50 pezzi ciascuna di mascherine chirurgiche, per un totale di 51mila dispositivi individuali. Tutto è stato sequestrato e il commerciante cinese denunciato. L’uomo ha spiegato ai finanzieri di aver sentito il commercialista, il quale gli avrebbe spiegato che avrebbe potuto rivendere le mascherine on-line. Le indagini puntano ora a fare chiarezza sulla certificazione emessa dalla azienda polacca che ha ammesso di stamparle per i clienti che ne fanno richiesta nonostante non abbiano alcun valore.

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