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“Vi spiego perché tante piccole attività salteranno”

Fonte: Il Gazzettino del 30-03-2020

Avviliti e arrabbiati ma consapevoli di vivere una situazione che per ora non ha colpevoli. E soprattutto preoccupati di non riuscire a uscirne in piedi e di non essere più in grado di rialzare le serrande, una volta che l’emergenza sarà finita. A raccontare lo stato d’animo di tanti commercianti, alle prese con una trattativa serrata con i padroni dei muri, le banche e i fornitori, è Maurizio Cuman, titolare di negozi di abbigliamento a Venezia, Mestre e all’Outlet di Noventa di Piave e di un’agenzia di rappresentanza di abbigliamento che condivide con due soci da oltre 30 anni e che ha sede al Vega. Offre quindi uno sguardo ampio su situazioni che, al termine dell’emergenza, potrebbero rivelarsi molto diverse. Qual è il clima tra i commercianti?  «La situazione è apocalittica. Alla consapevolezza di quanto sia grave, sul piano della salute, si aggiunge una grande incertezza sul piano economico e lavorativo. Ci hanno dato la possibilità di mettere i dipendenti in cassa integrazione, ma se dovesse finire bisognerebbe licenziare e sarebbero tutti per strada. E non si capisce cosa succederà dopo, cosa si potrà fare. E per ora non c’è nessuno che possa dare risposte». Se le misure di contenimento dureranno ancora due mesi si rischia di veder chiudere tante attività?

«La situazione è complessa e varia. A rischiare di non farcela sono i piccoli negozi che non avevano grandi margini e quelli che hanno spese molto alte. Un caso, per esempio, è quello di Noventa di Piave: all’Outlet buona parte del fatturato, tra l’80 e il 90%, deriva da turisti, europei ma anche russi, cinesi e americani. Se anche a luglio e agosto si riuscisse a veder tornare parte del turismo europeo, per ripristinare un flusso che tiene in piedi una realtà enorme come quella potrebbero volerci due anni. E i costi per l’affitto degli spazi non consentono di restare in piedi così tanto tempo».

Una situazione simile a quella di Venezia?  «Chi potrà permettersi di mantenere un affitto che lì può raggiungere anche i 20-30 mila euro, se non ci saranno i clienti? Non ci sono le condizioni, anche chi ha delle risorse messe da parte non potrà comunque sostenere costi simili a lungo. C’è da tenere conto che, nel settore della vendita ai dettaglianti, si lavora con un anno di anticipo e il problema si ripercuote sui fornitori. I pagamenti e i ritardi si accumulano su tutti i livelli. Tante attività boccheggianti salteranno, quelle che resteranno in piedi dovranno tagliare rami secchi». E pensare che fino a poco tempo fa ci si preoccupava delle grandi navi. Ora sarà difficile anche vederle arrivare da lontano. Come vi state preparando a un simile scenario?

«Tutto dipenderà da quanto i proprietari dei muri e le banche avranno la capacità di lettura di una situazione. Sospendere o ridurre notevolmente le quote di affitto per qualche mese è fondamentale per spingere i commercianti a tentare di rimanere aperti. Altrimenti, se decideranno di chiudere, con la perdita di valore che subiranno gli immobili sarà impossibile trovare qualcun altro disposto a entrare e i locali resteranno sfitti. Io, a Venezia, ho trovato una persona disponibile a venirmi incontro, che ha capito quanto è critica la situazione e che c’è bisogno di elasticità. Se anche gli altri saranno disposti a farlo si ridurrà il contraccolpo, altrimenti salta tutto». Ma anche chi si dimostra disponibile, per quanto tempo potrà farlo? Che ruolo potranno avere le banche?  «Tanti imprenditori stanno tentando quella strada per resistere. Ma il commerciante in questo momento non ha la serenità economica e le banche, purtroppo, non aiutano i piccoli negozi. Difficilmente concederanno prestiti alle aziende dalle quali non avranno garanzie di copertura. Poi c’è chi ha debiti arretrati, chi ha appena investito, chi ha mutui, queste situazioni saranno irrisolvibili. In questo scenario Mestre sembra avere un orizzonte meno critico. Per assurdo questa situazione potrebbe giovare al centro di Mestre. Le difficoltà dell’Outlet si possono prevedere anche in realtà che hanno affitti molto alti come i grandi centri commerciali. Se decideranno di mantenere canoni simili vedranno chiudere tanti negozi. Il centro città potrebbe quindi veder tornare molte realtà. Per assurdo, invece, chi avrà la forza di stare in piedi potrebbe anche vivere un momento di boom. Ma qualsiasi scenario immaginabile, in questo momento, è pura fantascienza».

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