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«Via del Tinto, bosco scomparso»

Fonte: Il Gazzettino del 08-03-2020

Il disboscamento comincia a farsi visibile e l’ambientazione appare già stravolta. Così, mentre chi passeggia, fa jogging o pedala lungo via del Tinto, strada gettonatissima per fare esercizio fisico essendo immersa nel verde, si chiede cosa stia succedendo, la bordata arriva dal parroco emerito di San Pietro Orseolo, don Rinaldo Gusso, che abita a poca distanza, in via del Boschetto. Il sacerdote ultraottuagenario ieri ha pubblicato questo post su Facebook: «Le villette di via del Tinto sono state bocciate dal nostro Comune. Sono state bocciate dal Tar. Invece il Consiglio di Stato, ignorando le decisioni sagge dei nostri amministratori, le ha approvate aggiungendovi anche dei condomini. Cosicché il bosco che continuava fino al Terraglio è stato distrutto. Se passate vi si stringerà il cuore. Ecco a cosa servono gli onorevoli».

APPLAUSI SOCIAL

Una presa di posizione che ha ricevuto vari commenti di sostegno e che di fatto riaccende la questione della lottizzazione di quell’ampia parte di campagna compresa tra via del Tinto e il Villaggio Sartori, a ridosso del boschetto di Carpenedo, di cui si parla da una ventina di anni. Succede che da un paio di mesi è partito il cantiere forestale con il taglio degli alberi e per lavori stradali, con accesso da un paio di punti sul fossato provvisoriamente tombato, evidentemente preliminare al vero e proprio intervento di costruzione degli immobili per cui ancora a gennaio dello scorso anno è stato rilasciato il permesso di costruire. A operare sarà la Dream House di Martellago che erigerà un nuovo quartierino di lusso, in una zona pregiata della città. Il piano d’iniziativa privata è decollato dopo tanti anni di battaglia amministrativa e legale. C’è da ricordare, infatti, che all’epoca l’operazione era stata bocciata dal Consiglio comunale. Il privato, poi, era ricorso, ma il Tar gli aveva dato torto, mentre in secondo grado il Consiglio di Stato aveva ribaltato l’esito. 

L’ITER AMMINISTRATIVO

A suo favore hanno giocato due circostanze: la variante regionale al Piano regolatore che ha permesso di trasformare la destinazione urbanistica del terreno da agricolo a edificabile e la dimenticanza del Comune che alle controdeduzioni aveva fatto decorrere i 90 giorni previsti dalla legge, senza esprimersi, a cavallo tra la fine della Giunta Costa e l’insediamento della Cacciari ter nel 2005. All’epoca di Cacciari c’era stato un tentativo di trattare una riduzione della portata della costruzione, ma nelle more dell’approvazione del Pat alla fine non se n’era fatto più nulla. Intanto è stato anche possibile un notevole ampliamento grazie al Piano Casa. La crisi del settore edilizio aveva messo tutto in stand by, ma adesso che il peggio sembra passato e il mercato torna a smuoversi, il privato è ritornato a muoversi facendo valere il suo diritto riconosciuto dalla sentenza e dal permesso di costruire. Ora non è esclusa una nuova mobilitazione ambientalista anche perché c’è chi ricorda che la Regione, nel frattempo, ha approvato la legge che limita il consumo del suolo.

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