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«Via del Tinto va bloccata»

Fonte: Il Gazzettino del 12-03-2020

«È incredibile come dieci anni fa gli uffici dell’Urbanistica del Comune possano avere emesso un attestato di regolarità per un progetto che violava, e viola, ben tre vincoli assoluti di edificabilità posti da tre piani che devono essere rispettati. Ed è incredibile che l’amministrazione attuale resti inerte: cosa aspetta a verificare lo stranissimo iter di questo progetto che produce una clamorosa speculazione edilizia e a revocarne l’autorizzazione»?

FASCE DI RISPETTO

Michele Boato, portavoce di Amico Albero, Andrea Sperandio, coordinatore di Mestre Mia e Paolo Franceschetti, presidente di Legambiente Venezia, tornano ad attaccare sulla lottizzazione di via del Tinto a Carpenedo, dove la società Dream House costruirà un vero e proprio nuovo quartiere composto da 29 villette unifamiliari e tre condomini da cinque appartamenti ciascuno nell’ampio appezzamento che dà verso il Terraglio. Le loro osservazioni nascono dalle carte di cui sono venuti in possesso grazie all’accesso agli atti fatto dalla Lipu e dal gruppo consiliare a Ca’ Farsetti dei Cinquestelle. «A non essere rispettate spiegano entrando nel dettaglio sono la fascia di 50 metri da via del Tinto posta dal Piano territoriale della Provincia di Venezia; la fascia di 250 metri dal perimetro del bosco di Carpenedo posta dalla Vinca (Valutazione di incidenza ambientale); e la fascia da oltre 300 metri, al suo vertice, dal bosco posta dal Palav-Piano ambientale della Laguna di Venezia, norma regionale e quindi di valore superiore alle due precedenti. Ricordiamo, peraltro, che il bosco è area tutelata come Zona di protezione speciale dalla direttiva europea Habitat». Boato, Sperandio e Franceschetti (ma altre associazioni sarebbero prossime ad aderire alla mobilitazione) ricordano che «il compito degli uffici, nel rilasciare l’attestato, è di verificare che il progetto non incorra in alcun divieto di legge. Ma l’ufficio, sbadatamente, non ha svolto questo compito e ha citato, per attestare la regolarità del progetto, un parere della Soprintendenza che riguardava esclusivamente l’aspetto paesaggistico. La cosa più sorprendente è che questa dimenticanza cozza contro il fatto che gli stessi progettisti hanno segnalato la presenza di questi tre vincoli nella planimetria principale del progetto».

VINCOLI IGNORATI

Fin qui il passato, si direbbe, eppure il Comune se volesse potrebbe intervenire oggi stesso per correggere l’errore. «La famosa sentenza del Consiglio di Stato, invocata dai proprietari del fondo per procedere con l’abbattimento degli alberi, la tombatura del fossato e l’imminente sventramento di via del Tinto, approva il progetto salvo l’osservazione dei vincoli del Palav che invece vengono ignorati perché impediscono le edificazioni osservano Boato, Sperandio e Franceschetti A questo punto, i cittadini, che di persona in 4.500 hanno firmato contro questo progetto, chiedono al sindaco e all’amministrazione comunale che cosa stiano aspettando per verificare lo stranissimo iter di questo progetto e per revocarne l’autorizzazione».

 

 

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