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Virus letale per i dividendi delle banche. Fondazione di Venezia deve rifare i conti

Fonte: La Nuova Venezia del 01-04-2020

Bilancio da rifare per Fondazione di Venezia che, alla luce dello stop ai dividendi deciso da Banca Intesa e della probabile identica linea che potrebbe seguire Cassa Depositi e prestiti, potrebbe dire addio a larga parte delle erogazioni sul territorio. Brutte notizie soprattutto per i principali beneficiari, dalla Fenice a Ca’ Foscari, che dovranno ricalibrare a loro volta i propri bilanci. Ma brutte notizie anche per M9, il museo del Novecento, che per ora si regge ancora sulle casse della Fondazione e che potrebbe vedere allontanarsi il suo rilancio.Non nasconde la sua preoccupazione il presidente della Fondazione di Venezia, Giampietro Brunello, giunto ormai a scadenza di mandato: «Faremo di tutto per cercare di essere presenti sul territorio ma certamente saremo più selettivi» spiega. «Nessuno poteva prevedere che si saremmo trovati dentro a una situazione del genere».Due giorni fa la comunicazione della messa in cassa integrazione del personale, ora la preoccupazione sulla tenuta stessa dei conti.La scoppola sul bilancio di Fondazione valeva 11,2 milioni nel bilancio 2018 e oltre 17 nel bilancio 2019, quando però c’è stato un extradividendo di Cdp. Senza cifre di queste dimensioni è chiaro che tutto si farà più difficile. 

Persino pagare le utenze e il personale, le due voci di bilancio più significate oltre che le tasse.«Ho convocato per il giorno 8 aprile un consiglio di amministrazione per discutere proprio di questo» afferma Brunello. Sperando che nessuno evochi scenari da mercoledì santo, il giorno dei 30 denari di Giuda.L’ipotesi in campo è quella di aprire il salvadanaio, ovvero il Fondo di accantonamento accumulato negli ultimi quattro anni. E poi di riuscire a riscuotere i proventi di un importante investimento di private equity maturato nel 2019. Con questa carta doppia si potrebbe ricavare una cifra che, seppure lontana dai 4,5 milioni dell’anno, potrebbe almeno rappresentare un segnale al territorio. Ma i problemi non giungono solo dalle mancate erogazioni: tra i problemi di Fondazione di Venezia uno – forse il più grosso – si chiama M9 discrict, l’operazione immobiliare nata attorno al museo del 900 che ancora non riesce a decollare rischiando di affossare l’intera operazione.Con il personale in cassa integrazione, un’architettura un po’ barocca e una governance duale non sempre amata, si guarda ai suggerimenti che stanno per arrivare dagli advisor bocconiani incaricati di indicare una strada di revisione della spesa. 

A farne le spese potrebbero essere proprio gli organi sociali, che potrebbero subire una cura dimagrante.Un problema, questo, che potrebbe riguardare non tanto l’attuale governance quanto quella futura. La presidenza Brunello scadrà con l’approvazione del bilancio 2019, poi tutti i riflettori sembrano puntare su quel Paolo Costa che a Venezia ha ricoperto praticamente ogni incarico: rettore a Ca’ Foscari, sindaco della città, ministro, europarlamentare, presidente del Porto. Un cursus che lo mette al riparo da possibili concorrenti: nessuno come lui all’orizzonte.Scontato che il nuovo presidente si troverà, con tutta probabilità, a gestire «un bilancio di guerra»: poche risorse, molti risparmi di spesa, zero investimenti sul futuro. Un aiuto potrebbe arrivare da un diverso regime di tassazione delle Fondazioni bancarie e, forse, da un ripensamento di Intesa nella seconda parte dell’anno.

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